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Territorio

Per la sua particolare costruzione, arroccato sul dorso di una montagna (a 240 metri sul livello del mare), offre al visitatore uno spettacolo unico. Suggestivo borgo medievale caratterizzato da un impianto bizantino con ben 14 chiese che, per la loro posizione, sembrano quasi proteggere il paese dai quattro lati. Le case costruite una vicino all’altra su archi con le caratteristiche pietre di fiumara che le donne portavano sul loro capo. I colori e le sensazioni di attaccamento al territorio sono evidenti nei mattoni di argilla locale e i portoni e le finestre di castagno dei boschi circostanti. Un borgo con l’aspetto di un piccolo presepe vivente e un fascino irresistibile per chi da lontano arriva e lo vede incastonato tra le due colline verdeggianti di ulivi e ricche di fioriture gialle che, come una finestra, si affaccia sul mare blu indaco dello Jonio. Di pregio la Chiesa di S.Andrea Avellino che conserva un altare marmoreo del 1730, mentre nella Chiesa di Santa Caterina è custodita una tavola di Madonna col Bambino (XV-XVI sec.). Notevoli la Chiesetta italogreca Bizantina della Sanità, la Chiesa dell’Immacolata, situata oltre la porta est del paese, sul poggio dal quale lo sguardo può spaziare da Capo Colonna fino a Punta Stilo. Visitabili i resti del Castello dei Ravaschieri.
Il patrimonio storico-culturale è certamente una delle risorse più importanti di Bivongi, in quanto nella sua area ha vissuto un addensamento continuo di culture e civiltà di cui restano segni significativi, particolarmente incisivo è il periodo bizantino, già preceduto da quello magnogreco e romano. La forte influenza dei monaci bizantini ha comportato l'affermarsi, nella cultura locale, di un forte senso religioso che ha dato luogo ad una ricchezza di chiese e luoghi di culto. Nel centro storico e nell'intero territorio comunale spiccano importanti esempi di architettura religiosa. Di particolar pregio è il Monastero di San Giovanni Therestis (X-XI sec.), barocco ed internamente decorato a stucchi, con una bella facciata affiancata da due campanili, eretto nel 1625 e dedicato nel 1662 dai monaci basiliani al loro santo, di cui si conservano le reliquie. Attualmente vi risiede stabilmente una comunità monastica appartenente alla Diocesi Romena Ortodossa d'Italia. Il folklore a Bivongi riassume una sintonia di elementi culturali, di suoni, sapori, profumi e colori, una rassegna, una sagra, una rappresentazione religiosa, un festival fanno rivivere momenti indelebili, ricchi di fascino e coinvolgenti che narrano ciascuno un frammento di storia millenaria. Passeggiando fra le viuzze strette del caratteristico centro storico si possono visitare laboratori artigianali che producono manufatti pregiati, di fattura inconfondibile, dettata dagli antichi saperi, dalla tessitura della seta col telaio greco che arricchisce il corredo delle spose, agli altri pregiati prodotti dell'artigianato tessile, al ferro battuto, alla lavorazione artistica della ceramica e del legno. Gelosamente custodite e tramandate di generazione in generazione sono le tradizioni gastronomiche di Bivongi, che vantano una grande varietà di prodotti e di antiche ricette, si menzionano alcune tipicità gastronomiche come l'olio di oliva, gli insaccati, il vino Bivongi rosso DOC, il miele, i prodotti da forno, amaretti, torroni e dolcetti alla pasta di mandorle. Per gli amanti della natura e del trekking è assolutamente consigliato visitare le cascate del Marmarico, per raggiungerle bisogna percorrere per una buona mezzora una strada sterrata in jeep che dall'abitato di Bivongi conduce su per le montagne circostanti, alle spalle del Monte Consolino. Lasciata l'auto si attraversa un ponticello che porta dall'altro lato del torrente e si prosegue a piedi lungo un sentiero molto bello che costeggia il corso del fiume per circa 15 minuti e conduce ai piedi della Cascata. Un altro modo per raggiungerle è percorrendo un bel sentiero a piedi con partenza dalla Ferdinandea che ridiscende lungo il medesimo vallone, lungo il quale di possono ammirare in tutta la loro maestosità. Raggiunta la pozza più grande della cascata, dove è possibile fare il bagno, si può scegliere di proseguire per un breve sentiero che si inerpica ancora più su fino alla pozza intermedia dalla quale si può ammirare il primo tratto di cascata, quello superiore, in tutta la sua interezza e la pozza inferiore dall'alto. Da visitare infine i Bagni di Guida, antico centro termale, le cui acque venivano chiamate “Sante” per le loro virtù terapeutiche-medicamentose.
Una passeggiata nel centro storico di Caulonia è un'esperienza senz'altro più significativa di qualunque altra cosa possa leggersi o scriversi sul suo patrimonio artistico. Vi si può cogliere un denso apparato stratigrafico, tra muri antichi e attuali, con una profonda percezione dello spirito del luogo come teatro del paesaggio. Nonostante le origini Magno greche il centro urbano del borgo assunse il nome di Caulonia solo nel 1862, cambiò il suo nome di origine bizantino o tardo-romano Castelvetere, riprendendo quello glorioso dell’antica Caulonia. Tuttavia c’è da precisare che il centro urbano della antica Kaulon o Kaulonia è situato nel comune di Monasterace. Sono ancora visibili quattro porte medievali della cinta muraria, ormai inglobate nel tessuto urbano: Porta Sant'Antonio o del Salvatore, in arenaria; Porta Pusterla, collegata alle mura del castello, in pietra e mattoni; Porta Amusa, la porta degli orti e della strada lungo il fiume Amusa; Porta Allaro, la più piccola, in pietra e mattoni, rivolta verso la costa sulla via del fiume Allaro e sulla sua foce. Dal punto di vista religioso Castelvetere si distingueva per un rilevante numero di chiese, che oggi (quelle rimaste, grazie agli interventi di restauro), arricchiscono il prezioso patrimonio storico-artistico del paese. Oltre alle chiese, alcuni palazzi signorili, con portali, corti interne, ricchi giardini e preziosi arredi, di pregiata fattura artistica, indicano il benessere socio-economico che Castelvetere aveva raggiunto intorno al '700. Tra le ville private più importanti va ricordata l'elegante Villa Campisi, circondata da giardini e chiostri di notevole interesse non solo dal punto di vista architettonico, ma anche botanico e officinale. Da visitare la Chiesa Bizantina (C/da Eternità), l’affresco Bizantino (via Regina Margherita), il Mausoleo dei Carafa (Chiesa Matrice), le Porte urbiche (Allaro, Amusa, S. Antonio, Castello Normanno), la Torre Camillari (Caulonia Marina), il Presepe elettromeccanico (chiesa S. Zaccaria), l’Eremo di Sant’Ilarione (c/da San Nicola) e il parco Zija. A poche centinaia di metri dall’Eremo di Sant’Ilarione, tra le suggestive gole della fiumara Allaro ci si può rinfrescare, nelle giornate di caldo torrido, alle cascate di S. Nicola.
E’ una cittadina del versante jonico delle Serre. Si adagia su una valle circondata da colline. Posta al confine sud della provincia di Catanzaro, sorse intorno all'anno 1000 quando gli abitanti della Marina per sfuggire alle incursioni Saracene si trasferirono in una vallata del monte Consolino. I guardavallesi, per difendere le loro case e le loro terre, costruirono nei punti più alti dodici torri di avvistamento, delle quali la torre del Crocco e la torre del Giordano sono state mozzate e radicalmente modificate in abitazioni. Intatta resta oggi la torre Cavallara (Vinciarello) di sopraguardia, fatta costruire nel 1486 da Carlo V. La cittadina fu resa illustre dal Cardinale Guglielmo Sirleto, il quale occupa un posto preminente nella storia della chiesa del tempestoso XVI secolo. Egli fu nominato vescovo di S. Marco Argentano nel 1566, ma ben presto fu richiamato a Roma dove partecipò alla preparazione del "Catechismo Romano", alla riforma del "Breviario" e del "Messale". Alla morte di Pio IV rifiutò l'investitura a pontefice preferendo lo studio della Bibbia, della filosofia e delle scienze e presiedette inoltre alla riforma del calendario giuliano. Grosso centro agricolo ed artigiano dove si possono ammirare i diversi palazzi nobiliari e gentilizi di diversa epoche dal Palazzo Spedalieri (Barocco) a Palazzo Falletti (1800) a Palazzo Rispoli, a Palazzo Salerno (400 -700), alla Chiesa del Rosario (1700), alla Piccola e graziosa chiesa del Carmine (1600), ai ruderi della Basilica di San Carlo Borromeo (1500) e per finire al poderoso Palazzo Sirleto (1400) residenza dell’omonimo Cardinale.
L’azienda agricola ‘A Lanterna si trova all’interno del parco archeologico dell’antica Kaulon (attuale Monasterace) fiorente colonia della Magna Grecia. I primi veri ritrovamenti risalgono al 1890, per merito di Paolo Orsi, che rinvenne i resti monumentali di un grande tempio dorico. La tradizione vuole che la città sia stata fondata da Kaulon, figlio dell’amazzone Clete, al tempo della guerra di Troia. Kaulon come centro urbano, si espandeva, nell'attuale territorio di Monasterace Marina, dal promontorio Cocinto che oggi ospita il faro alla cui base si trova il Tempio dorico ed il porto oramai sommerso dalle acque dello Jonio, fino ai colli del Tarsinale ed a contrada Lambrosi. Il tutto era circondato da una cinta muraria con 12 torri, ritrovata da Paolo Orsi. Delle torri, non rimane ad oggi nulla, poichè in epoche successive alla distruzione da parte dei campani nel 277 A.C., il materiale è stato usato per altri edifici, tra cui la Cattolica a Stilo. Nella zona superiore del paese, sulla cima di una collinetta sorge il piccolo Borgo medioevale, dove si possono ammirare opere architettoniche tra le più importanti della Calabria.
E’ un piccolo comune che, con Bivongi e Stilo, forma la Vallata dello Stilaro. Il centro storico è caratterizzato da terrazzamenti che danno all'abitato quell'espressivo movimento di case accatastate l'una all'altra e comunicanti tramite piccole stradine e scoscese scale esterne. Il più importante polo di Pazzano è comunque la Piazza nei qui pressi si trova la bella e monumentale "Fontana Vecchia". Nelle chiese di San Rocco, San Salvatore, l'Assunta, l'Immacolata, l'Addolorata ed il Crocefisso, sono distribuite pregevoli statue lignee, nonché una tela del sec. XIX del Frangipane e quattro tele di inizio secolo raffiguranti gli Evangelisti, nella chiesa del SS Salvatore (del secolo XVIII), una pregiata statua lignea della fine del '700 di Vincenzo Scrivo. A 5 km. a nord di Pazzano, percorrendo la strada statale 110, si giunge al bivio che porta all'Eremo di Monte Stella. Vi si sale per una caratteristica strada da dove si può godere un bel panorama che, nelle giornate più limpide, si allarga fino a Capo Rizzuto ed a Roccella Ionica. Fino al XVII secolo Monte Stella fu un romitorio per monaci greci che seguivano il culto ortodosso, allora la chiesa cattolica temendo sovversioni introduce una congregazione monastica basiliana. Si sostituì così il culto dell'icona della Madonna con il culto della statua, con poteri taumaturgici. Il Santuario, molto conosciuto e meta di frequenti pellegrinaggi, è una piccola Chiesetta, molto suggestiva, costruita all'interno di una grotta a picco nella roccia. All'interno si possono ammirare i resti di un piccolo cenobio normanno, tracce di un affresco medievale che in origine raffigurava San Michele Arcangelo e un interessante altare del XVII secolo, con pala architettonica e splendida tela. La bellissima statua, sita in fondo alla scalinata, raffigura la Madonna ed è opera del Gagini (1562). La grotta che ospita la Chiesa, ricca di stallattiti, è solcata da disegni, scritte e invocazioni, ed è collegata attraverso un cunicolo ad un'altra grotta inferiore, più arieggiata e luminosa. Nella suggestiva grotta è collocata la Madonna della Stella, statua di marmo bianco del 1562 probabilmente opera di Gagini. Vi si accede scendendo una lunga scalinata scavata nella pietra, per risalire è possibile l'uscita anche attraverso un passaggio naturale nella roccia e poi per un percorso ombreggiato da cipressi. Veramente apprezzabile la cornice naturalistica e panoramica nel quale è ubicata la grotta Eremitica con annesso complesso Conventuale di origine medievale. Tra i vari miti che circondano Monte Stella si narra che una volte esso fosse un vulcano e che quindi vi vivesse il diavolo, ma successivamente fu scacciato dalla Madonna. Da qui allora deriverebbe la devozione per la Madonna della Stella sita in una grotta della montagna. La leggenda continua, dicendo che nella stessa grotta siano rimasti i segni di questa lotta sia da parte del diavolo che della Madonna. Il 15 agosto di ogni anno si effettua un pellegrinaggio alla grotta santuario della Madonna della Stella.
Famosa per aver regalato al mondo, due opere d'arte di inestimabile valore “i Bronzi” di Riace, oggi esposti nel Museo Nazionale di Reggio Calabria. I Bronzi di Riace, capolavori della scultura ellenistica, sono stati ripescati in mare da un sub dilettante nel 1972, a circa 200 metri dalla costa e 8 metri di profondità. Furono presi in consegna dai restauratori della Soprintendenza Archeologica di Reggio Calabria e successivamente trasferiti al più attrezzato Centro di Restauro Archeologico della Soprintendenza Archeologica di Firenze. Il paese si sviluppa in due nuclei abitativi distinti: Riace Marina sul mare e Riace Borgo, sulla collina. L'antico borgo conserva i tratti di città muraria con le porte d'ingresso. Tra le chiese, tutte medioevali vanno ricordate quella di S. Nicola di Bari, di Santa Caterina e quella dei SS Cosma e Damiano.
E’ un paese ricco di storia con le sue numerose chiese e cappelle, il borgo gode di una posizione invidiabile perchè si erge su un promontorio dalla cui sommità la vista spazia, nella giornate più terse, fino al Capo Colonna. Gli edifici più importanti sono la Chiesa di Sant'Andrea, dedicata al Santo patrono del paese, la chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo (è la chiesa matrice e sorge sul punto più alto del vecchio paese), la chiesa di San Nicola di Cammerota, la Chiesa dell’Assunta al Campo, la chiesa di Santa Maria in Arce, la chiesa del Sacro Cuore di Gesù, la cappella di palazzo Scoppa e di San Rocco. Passeggiando per le viuzze del paese si possono ammirare i bellissimi portali in granito, realizzati tra il '600 e l'800, con diverse raffigurazioni (leoni, volti di uomini e di donne, stemmi di antiche famiglie), di particolar pregio Palazzo Jannoni, realizzato nel 1600, con portali, colonnati e stanze ricche di affreschi.
Situata nella parte meridionale del Golfo di Squillace, è uno dei centri turistici più rinomati e belli della costa jonica e del'intero Sud Italia, tanto da essere definito "La perla dello Jonio". La città si articola in tre zone: la prima si sviluppa lungo la costa, la seconda si estende in collina e la terza, la parte più alta, coincide con il nucleo più antico, o "Soverato Vecchia". La città gode di un clima mite e gradevole ogni giorno dell'anno, ha un mare cristallino, con colori che vanno dal verde chiaro al blu scuro, acque fresche anche nei periodi più caldi, grazie ai fiumi sotterranei, oltre alle splendide spiagge formate da sassolini finissimi. Il suo porto peschereccio è uno dei più attivi della Calabria jonica. Durante la stagione estiva si svolgono numerose manifestazioni culturali di notevole interesse, tra cui il "Magna Grecia Film Festival". Il mare offre una grande varietà di prodotti ittici tra cui il pesce vitello o pesce "vacca", che i pescatori rivendono ai ristoratori locali per la delizia del palato dei turisti. Nel mese di agosto manifestazioni, eventi, sagre, spettacoli, locali per giovani e meno giovani, fanno registrare il pienone di turisti.
In un'invidiabile posizione naturale, Stignano sorge aggrappata ad uno sperone. Il paese ha mantenuto le caratteristiche medievali con le case addossate le une alle altre. Le stradine interne, in alcuni punti, sono così strette da non consentire il passaggio delle auto. La vita scorre intorno alla piazza Forzio che regala una vista spettacolare sulla costa jonica. Il monumento maggiormente conosciuto ed apprezzato è Villa Caristo, costruita nel 700 a forma di "U" è considerata uno dei più significativi esempi di arte barocca in Calabria. Da visitare la casa natale di Tommaso Campanella, i ruderi del Convento di San Francesco di Paola, le chiese dell’Annunciazione e dell’Immacolata ed il Castello di San Fili. Quest’ultimo rappresenta un caso singolare di residenza di campagna con i caratteri tipici però di fortezza, il castelletto è stato inserito da Legambiente, nel 1996, nel gruppo dei monumenti italiani da preservare.
La città del sole. Baluardo della Calabria bizantina, Stilo ha una storia lunga e misteriosa, iniziata al tempo delle colonie greche nell'Italia meridionale e resa ancor più affascinante dall'insediamento sul suo territorio di numerose "laure" del monachesimo orientale, la cui principale testimonianza è la Cattolica. Si tratta di un tempietto del sec. IX che ricalca il tipo classico della chiesa bizantina su pianta quadrata e croce greca, con tre absidi rivolte ad oriente e cinque cupolette. Qui i monaci basiliani, che in Calabria avevano trovato rifugio dalle persecuzioni, perseguivano il loro ideale di povertà e distacco dal mondo. Ciò che colpisce, all'interno, è soprattutto la luce, quasi folgorante nella parte superiore e tenue nella parte bassa, così da favorire il raccoglimento. L'ambiente, con le quattro colonne provenienti forse dalle rovine di Kaulon, emana dolcezza e serenità. Gli affreschi, scoperti dall'archeologo Paolo Orsi nel 1927, sono gli unici esempi di pittura normanna intorno al Mille in Calabria. Confuso con le rocce e la vegetazione, il piccolo cubo della Cattolica sembra sospeso con la selvetta delle sue cupole tra cielo e terra. Se la Cattolica di Stilo può considerarsi l'esempio perfetto di tempio bizantino in Italia, un altro ricordo lasciato dai monaci in questa Terra Santa del basilianesimo è la piccola chiesa di S. Nicola da Tolentino, in condizioni precarie, con una dolce cupola a "trullo" e la caratteristica disposizioni degli "embrici" (tegole) che la ricoprono. Da qui lo sguardo sconfina verso gli infiniti orizzonti del mare e le colline digradanti della vallata dello Stilaro. Nella chiesa rinascimentale (1450 ca.) di S. Francesco, con facciata rifatta agli inizi del '700 e spalleggiata da una possente torre-campanile, si ammirano alcuni affreschi attribuiti al pittore stilese Francesco Cozza. Il piccolo convento della chiesa di S. Domenico, costruita intorno al '600 dai Domenicani, ospitò il frate Tommaso Campanella nei suoi anni giovanili. La visita alle chiese di Stilo si conclude con il Duomo trecentesco, ma variamente rimaneggiato. Fu una delle più antiche sedi vescovili della Calabria e presenta almeno tre capolavori: il maestoso portale gotico ogivale, incorniciato da tante colonnine; la scultura in pietra alla destra dello stesso portale, raffigurante due uccelli affrontati e stilizzati di fattura normanna o, secondo altri, di mano bizantina; la tela secentesca Il Paradiso del Battistello, pittore napoletano allievo di Caravaggio. I resti del Castello Normanno, costruito in cima al monte Consolino da Ruggero II, sono raggiungibili a piedi attraverso un sentiero panoramico che parte dalla Cattolica. Da vedere infine le sculture arabo-moresche della Fontana dei delfini. E’ possibile visitare anche i musei del libro e dell’archeologia industriale.