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L'antica Kaulon

La città greca “Kaulon” si trovava al confine tra il territorio di Crotone (da cui era dominata) e il territorio di Locri. All’origine colonia achea, presto passò sotto l’influenza della vicina e potente Crotone. Il mito racconta che prende il nome da Kaulon, figlio dell’Amazzone Clete fondatrice della città e capostipite della stirpe delle regine che su essa avrebbero regnato fino alla conquista crotoniate. Nel VI secolo a.C. (560 - 535 a.C.) diventa teatro della famosa battaglia sul fiume Sagra, fra le città di Locri e Crotone. Dopo l'apertura delle ostilità da parte di Crotone, i locresi, vista la forte superiorità militare dei crotoniati, decisero di non andare incontro al nemico, ma di aspettarlo al guado del Fiume Sagra. Reggio, che a quel tempo era alleata di Locri, scese in battaglia in sua difesa, inviando un contingente anche per salvaguardarsi da una possibile espansione di Crotone sul territorio locrese, confinante con quello reggino. L'aiuto più importante a Locri comunque fu offerto dalle sue colonie di Hipponion e Medma, Sparta invece, a cui i locresi avevano chiesto soccorso, rispose consigliando loro di chiedere aiuto ai Dioscuri, che secondo la leggenda combatterono al fianco dei locresi (in netta minoranza numerica) permettendo loro di sconfiggere i crotoniati.

L’episodio più noto della storia di Kaulon è quello dell’assedio di cui fu vittima nel 388 a.C., la città viene distrutta ad opera di Dionisio il Vecchio tiranno di Siracusa ed il suo territorio strappato a Crotone e ceduto a Locri fedele a Siracusa.

Ricostruita da Dionisio il Giovane, fu in seguito presa dai Campani di Reggio (280 a.C.), infine, difesa nel 209 a.C. da Annibale contro i romani fu da questi ultimi conquistata nel 205 a.C. Da allora la città non fu più praticamente abitata e rimase solo una piccola stazione sull’itinerario costiero.

L’esatta ubicazione dell’antica città greca, che giace sul sito della moderna Monasterace Marina (da non confondere con le moderne Caulonia e Marina di Caulonia) fu riconosciuta da Paolo Orsi nel 1891. L’archeologo di Rovereto (che tra il 1911 e il 1916 individuò tra l’altro il percorso delle mura cittadine, ed esplorò la necropoli Nord-Ovest e un ricchissimo deposito extraurbano di terrecotte architettoniche sulla collina della Passoliera) dedicò tre lunghe campagne, nel 1912, 1913 e 1915, allo scavo dei resti di un monumentale tempio dorico, ai piedi del promontorio Cocinto, da lui scoperto nel 1911. Gli scavi di Orsi misero in luce le fondazioni di un grande tempio periptero di età classica, dell’altare e di una monumentale gradinata.  

Seguirono lunghi decenni in cui il tempio fu oggetto soltanto di rinvenimenti casuali o di piccoli occasionali interventi di sistemazione, fino ai saggi di Chiartano negli anni sessanta del XX secolo che misero in luce i basamenti di alcuni altari o piccoli edifici a sud del tempio e a quelli di Tomasello nel 1970-1971, che proseguirono l’indagine nell’area ma senza carattere sistematico o estensivo.

Gli scavi nell’area del tempio dorico, promossi dalla Soprintendenza dei beni archeologici della Calabria, sono ripresi nel 1999 ad opera del Laboratorio di Storia, Archeologia e Topografia del Mondo Antico della Scuola Normale di Pisa e del Dipartimento di Scienze Archeologiche dell’Università di Pisa.

L'edificio di cui è rimasta solo la base era provvisto di 36 colonne distribuite nel perimetro esterno. Non si è ancora certi sulle cause della sua distruzione, si suppone che già in epoca romana le sue pietre furono usate per la realizzazione di altri edifici, e non si esclude, vista la vicinanza, che l'anfiteatro romano di Marina di Gioiosa Jonica sia stato parzialmente costruito con materiale riportato anche da Kaulon. L'opera archeologica degli ultimi anni ha constatato che il tempio era coperto da tegole di cui scavi hanno rinvenuto bellissimi esemplari integri. L'indirizzo religioso è ad oggi indefinito, ma scritti storici avvicinano la tesi che sia stato edificato in onore di Giove Homarios.

Nel corso degli anni ottanta, le ricerche subacquee, svoltesi parallelamente a quelle eseguite a terra, hanno messo in evidenza (nel tratto di costa compreso tra la fiumara Assi a Nord e il tempio dorico a Sud) un complesso di materiali archeologici. Si tratta di parti del fusto e delle basi di colonne ioniche scanalate, di blocchi squadrati di varie dimensioni, di blocchi grezzi di cava, di bitte di ormeggio. L'area su cui erano depositati i materiali corrispondeva alla battigia dell'antica città di Kaulon, ora sommersa, a causa dell'avanzamento del mare. Per motivi di conservazione alcuni materiali sono stati recuperati, come i resti monumentali di quattro colonne conservatesi due nella base, e due nella parte alta dove si appoggiava il capitello, decorate con un fregio di palmette e fiori di loto. Il complesso rinvenuto è stato interpretato come un tempio in corso di costruzione, non finito per ragioni che sfuggono.

Quello Dorico non era il solo tempio di Kaulon, nel 1916, presso l'edificio rurale della Passoliera, Paolo Orsi individuò un santuario. Egli rinvenne, infatti, una fossa dove erano stati interrati un gran numero di terrecotte architettoniche e frammenti lapidei, pertinenti agli edifici sacri che dovevano ergersi in zona. Di tali edifici non fu scoperto che una struttura in lastroni di arenaria, probabilmente perché le murature erano state radicalmente smontate per recuperare materiale da costruzione. E' possibile che questa opera di demolizione, con conseguente occultamento del complesso decorativo, fosse avvenuta in connessione con l'attacco da parte del tiranno di Siracusa Dionisio I nel 389 a.C., conclusosi con una distruzione della città di Kaulonia. Il santuario rivestiva un ruolo molto importante per la città: in posizione dominante, esso poneva sotto la tutela della divinità la frontiera con Locri. L'area indagata da Orsi non è visitabile, mentre è possibile visionare, presso il Museo Nazionale di Reggio Calabria, una selezione delle terrecotte architettoniche, che sono state attribuite ad almeno cinque tetti diversi realizzati tra il 550-525 a.C. e il 475-450 a.C.

Di uno dei maggiormente conservati, databile attorno al 450 a.C. e riferibile ad un tempio di un certo impegno, è stato ricomposto un tratto, con la sequenza di “cassette” in corrispondenza del cornicione del tetto, sormontate, presso l'estremità della falda del tetto, dalle “sime”. Entrambe presentano ordini sovrapposti di vari motivi decorativi a rilievo e a colore. Si può ammirare al Museo di Monasterace.

Nell'area archeologica di Kaulon, a dimostrazione di una cultura che si è protratta nei secoli, è stata ritrovata, all’interno di un’abitazione (denominata la “Casa del drago”) una pavimentazione con disegnato un drago marino policromo di epoca successiva a quella greca. L’opera detta DRAKON è di estremo interesse archeologico ed artistico. L'uso di lamine di piombo a scandire particolari altrimenti poco distinguibili permette di datare il mosaico al III sec. a.C. e di considerarlo uno dei più antichi mosaici sinora rinvenuti in Calabria. E' il reperto rappresentativo di tutta l'area archeologica di Monasterace.

Su Kaulon si sono raccolti migliaia di reperti che sono custoditi nel Museo Nazionale di Reggio Calabria e nel Museo archeologico di Monasterace Marina nei pressi del Tempio Dorico. Tra i reperti una nota particolare alle monete. Kaulon è stata la prima al mondo a coniare monete in argento. I ritrovamenti confermano anche una eccellente manifattura. L'argento per il conio veniva estratto nella vallata interna oggi denominata Stilaro.

Ultimo ritrovamento 19 settembre 2012

Un mosaico maestoso da 25 metri quadri risalente alla fine del quarto secolo a.c. è stato scoperto (durante la quattordicesima campagna archeologica) presso la “Casa Matta”, l’imponente edificio termale trasformato poi in luogo di culto, sito presso il tempio di Monasterace. La scoperta è clamorosa per due motivi:

- la grandezza del mosaico, che lo candida ad essere il più grande mosaico del meridione;

- la datazione (essendo risalente al IV secolo a.C.) che lo candida ad essere probabilmente il più antico mosaico, essendo la straordinaria figura mosaicale del drago datata invece III secolo a.C.

Il mosaico, al momento, non ha simboli apotropaici evidenti, anche se non si escludono a riguardo delle sorprese, il tappeto mosaicale è adornato con decorazioni geometriche e floreali. La tecnica usata prevede delle figure definite con delle lamine di piombo che sagomano le stesse. Il mosaico si trova nella parte di “Casa Matta” in cui è stato scoperto l’ambiente con sala termale e piscina. Un ambiente che, com’è stato scoperto anni orsono, venne progettato dall’architetto Nannon. Il mosaico fungeva in pratica da una sorta di tappeto multicolore (si intravedono parti colorate in rosso e in nero) per abbellire il maestoso edificio termale dell’ antica Kaulon Magno-Greca.

La figura mosaicale occupa una superficie di 25 metri quadri, che si sta man mano scoprendo sempre di più. Il risultato conseguito è frutto di un lavoro ampio di ben quattordici anni.  Il mosaico in questione è maestoso per cui è fortemente improbabile che, come accaduto per il mosaico del drago venga estirpato dall’area archeologica, più probabile, che una volta messo in luce, sia il punto forte dell’ area archeologica stessa insieme al drago magno greco.