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Itinerari

Nel cuore della Costa Viola, in fondo ad un'ampia insenatura tra le colline a strapiombo sul mare, incastonata splendidamente come un antico anfiteatro tra i vigneti, Bagnara Calabra si specchia sulle acque del basso Tirreno. Si distingue per la bellezza delle sue spiagge. Il colle di Marturano divide in due la spiaggia che si estende per oltre un chilometro, dal monte "Cucuzzo" alla Torre Ruggiero. È dotata di un porticciolo con le tipiche Spadare per la pesca del pescespada. A nord del suo porto il paesaggio è dominato dalle sporgenze e dalle rientranze dei monti che raggiungono il mare. Nella zona si trovano bellissime e famose grotte naturali. In un mare che i riflessi del sole e delle rocce colorano di viola, la "Grotta del Monaco" e la "Grotta delle Rondini" sono interessanti mete di gite in barca. Bagnara Calabra è nota anche come patria del torrone, prodotto ancora secondo l'antica tradizione dei primi torronifici artigianali è uno dei dolci calabresi più apprezzati nel mondo: a renderlo diverso è la tostatura delle mandorle e il particolare tipo di cottura con il miele. Tagliato in barrette, il torrone è ricoperto di cioccolato bianco, fondente o gianduia e guarnito con ostia, nocciole o arancia. A fine luglio si svolge la Sagra del Pescespada.
Località situata tra i boschi ed il mare in un luogo dove si percepisce ancora lo splendore della Magna Grecia. A circa 1 Km da Catanzaro, nei pressi della SS 106, all'ingresso del Parco Archeologico di Scolacium, si possono ammirare i ruderi della chiesa di S. Maria di Roccella, edificata dai Normanni tra la fine dell'XI e la prima metà del XII secolo secondo i canoni dell'arte romanica, con suggestioni bizantine e arabe. Il parco archeologico di Scolacium è stato istituito nel 1982 con l'annesso Antiquarium di Roccelletta. Custodisce i resti dell'antica città greca di Skilletion divenuta colonia romana dopo la guerra contro Annibale con il nome di Minervia Scolacium. Dell'abitato preromano di Skilletion rimane poco, mentre restano l'impianto della colonia romana e i resti delle strade lastricate, dell'acquedotto, degli impianti termali, dell'anfiteatro e del teatro. Il teatro è sul pendio naturale della collina e poteva ospitare circa 5000 spettatori. Fu costruito nel corso del I sec. d.C., e fu dotato di una nuova scena in occasione della fondazione della colonia di Nerva, in concomitanza con il notevole sviluppo monumentale della città e con l'ampliamento dell'intero abitato; fu peraltro oggetto di numerosi rifacimenti successivi, fino al IV sec. d.C. Dal teatro proviene la maggior parte del materiale recuperato durante gli scavi, tra cui spiccano i pregevoli frammenti architettonici e gruppi scultorei. Poco distante dal teatro si trovano i resti dell'anfiteatro, la cui costruzione risale all'epoca dell'intervento di Nerva.
La città di Bova due volte greca. ha origine antichissima. Secondo la leggenda, una regina armena avrebbe guidato il suo popolo sul monte Vùa, nel cui nome appare chiaro il riferimento alla presenza del bue, cioè a una terra adibita al pascolo dei buoi. Dal balcone di Bova, posto in posizione panoramica a 850 metri d'altitudine, è possibile abbracciare con lo sguardo tutto l'arco costiero. Il borgo è uno dei centri più importanti dell'isola grecanica della provincia di Reggio Calabria e vanta una lunga storia di cui rimangono molte tracce nell'abitato. Antichissima sede vescovile, ha una Cattedrale la cui costruzione originaria risale ai primi secoli d.C.; certamente esisteva già nel V, come documenta la sottoscrizione di Lorenzo Vescovo di Bova. Dedicata alla Madonna della Presentazione o "Isodìa", e frutto di successive ricostruzioni e ristrutturazioni, ha un interno a tre navate di tipo basilicale. Le opere più notevoli sono la Cappella del Sacramento, realizzata da maestranze siciliane specializzate nella lavorazione dei marmi policromi intarsiati e la statua della Madonna "Isodìa" col Bambino, attribuita a Rinaldo Bonanno (1584), posta su uno scanno di marmo che riproduce lo stemma civico di Bova. Gli scavi hanno riportato alla luce numerose tombe e l'antica chiesa normanna. Il Castello Normanno (sec. X-XI), ridotto a rudere, sorge in cima a uno sperone roccioso. La Torre Normanna (sec. XI) era posta a guardia di una delle quattro porte che permettevano l'accesso alla città. La chiesa di San Leo (sec. XVII) ha una sola navata con cappelle laterali, preziosi stucchi ottocenteschi alle pareti e un sontuoso altare maggiore di stile barocco, nella cui nicchia policroma è collocata una statua di San Leo di marmo bianco, opera di Pietro Bernini (1582). Il santo tiene con la mano sinistra un'accetta rotta e poggia su uno scannello ottagonale marmoreo su cui è riportato - anche qui - lo stemma col bove. Altri splendori barocchi nella Cappella delle Reliquie (1722). La Chiesa del Carmine (sec. XVII) è una graziosa cappella gentilizia appartenuta alla famiglia Mesiani. Il prospetto principale in stile tardo rinascimentale è definito da alte lesene che sorreggono un cornicione con timpani triangolari. Il portale in pietra realizzato da maestranze locali posto in asse alla facciata è sormontato dallo stemma di marmo della famiglia Mesiani. All'interno si trova un pregevole altare marmoreo. La Chiesa dell'Immacolata (sec. XVIII) presenta sulla facciata un portale in pietra con intagli, in stile tardobarocco, opera di scalpellini locali. Sopra l'architrave è posta una finestra ad arco ribassato con lo stemma della famiglia Marzano al centro. Il prospetto principale della Chiesa dello Spirito Santo (sec. XVII) ha forme semplici e austere e contiene un portale dalle strutture architettoniche tardo rinascimentali, intagliato in pietra da scalpellini locali. La chiesa ha subito gravi danni per i terremoti del 1783, 1908 e del 1928 e ora giace in stato d'abbandono. Pure danneggiata dai terremoti, ma restaurata e riaperta al culto è la Chiesa di San Rocco (sec. XVI), dove si celebra secondo il rito greco-bizantino. Tra i vicoli sono molti i palazzi gentilizi che testimoniano l'importanza di questo paese. In genere sono costruiti in pietra e mattoni e arricchiti all'esterno da decorazioni di lesene, cornici e mensole e da splendidi portali d'ingresso. Da vedere il Palazzo Mesiani-Mazzacuva, sorto alla fine del XVIII sec. nei pressi delle antiche strutture difensive della città e destinato dal Comune a diventare un centro culturale sulla Magna Grecia; il Palazzo Nesci Sant'Agata (sec. XVIII) che sorge nella piazza principale ed è di proprietà privata; e infine il Palazzo Tuscano (sec. XIX) nella parte alta del centro abitato, che ospiterà il Centro Visite del Parco Nazionale d'Aspromonte. Il fiorente artigianato locale si riconduce alla tradizione agro-pastorale e alla cultura "grecanica", seguendo una lunga tradizione che sopravvive oggi in alcuni settori, come l'intaglio del legno (cucchiai, stampi per dolci e formaggi decorati con motivi floreali e geometrici, collari per capre, stecche per busto), la lavorazione del vetro (vetrate, tavoli, bicchieri), la tessitura (coperte, tovaglie, tappeti, pezzare). La materia prima per la tessitura popolare è costituita dalla lana, dal lino e soprattutto dalla ginestra, che viene raccolta sulle pendici dell'Aspromonte e lavorata in maniera naturale dalle stesse tessitrici con lunghi processi manuali. Passeggiando per i vicoli di Bova è ancora possibile sentire il ticchettio del vecchio telaio. Gli oggetti artigianali erano generalmente doni nuziali, pieni di delicato senso artistico e di arcaiche presenze, che esprimevano un legame: era il pastore a creare il proprio dono con le mani. Durante la lunga permanenza sui monti intagliava gli oggetti nel legno di ulivo e di arancia, con i simboli ricorrenti del sole, della luna, dell'uccello. Per la tessitrice invece i motivi ispiratori erano gli affreschi delle Madonne e dei Santi visti nelle grotte e nelle chiesette bizantine: la croce greca, ad es., pur in diverse stilizzazioni è quasi sempre presente nel reticolo ornamentale.
Una stupenda baia adagiata su un lembo della costa ionica conosciuta ovunque nel mondo per la sua natura incontaminata, meta esclusiva per tantissimi vacanzieri in cerca di luoghi mozzafiato e di spiagge dalle acque cristalline. E’ una delle località più suggestive della costa degli Aranci, grazie alla sua lunga spiaggia color avorio incastonata nella splendida scogliera di granito grigio. Un'incantevole località balneare estiva, vitale luogo di incontro per giovani turisti, un luogo in grado di ristabilire il perfetto equilibrio tra uomo e natura in ogni stagione dell'anno.
Il promontorio di Capo Vaticano è situato di fronte allo Stromboli e alle Isole Eolie. Separa il golfo di Sant'Eufemia da quello di Gioia Tauro e comprende la zona costiera dalla baia del Tono alla baia di Santa Maria, fino alle ultime propaggini del Monte Poro. È certamente la località turistica con i luoghi più suggestivi del litorale, ha un mare cristallino e una costa molto frastagliata, ricca di spiagge raggiungibili da sentieri scavati nella roccia o via mare. I fondali della zona sono una meta imperdibile per chi pratica sub, per la ricchezza della fauna e della flora, che offrono un'emozione indimenticabile. Troverete fondali rocciosi intorno agli scogli del Mantineo, del Vadaro e della Galea e un fondale sabbioso davanti alle spiagge di Grotticelle e del Tono. Nei fondali rocciosi si trovano diversi tipi di alghe rosse, verdi e brune, mentre nei fondali sabbiosi si può ammirare lo splendido spettacolo offerto dalle colonie di "Posidonia Oceanica", che formano delle vere e proprie praterie sommerse. Uno dei posti interessanti da visitare è il Faro, con stradine scavate nella roccia, da dove si può osservare, nelle giornate terse, tutta la costa sud Tirrenica della Calabria, le Isole Eolie e lo Stretto di Messina. Molte torri difensive sono state costruite in questi luoghi strategici durante le varie dominazioni, diventate, oggi, delle costruzioni suggestive da visitare; le più importanti sono: Torre Ruffa e Torre Marrana. Capo Vaticano è conosciuto anche per la produzione della cipolla rossa, detta anche cipolla rossa di Tropea, dal gusto particolarmente dolce. Grazie alle sostanze contenute nel terreno "solo quella coltivata a Capo Vaticano risulta dolce".
Il più antico borgo di Scilla è Chianalea e deriva il suo nome da "piano della galea", ma è chiamato anche Acquagrande o Canalea, perché le piccole case che sorgono direttamente sugli scogli sono separate le une dalle altre da piccole viuzze, simili a canali, che scendono direttamente nel mare Tirreno. Viene denominata “la piccola Venezia” per il modo in cui le case sono situate: poggiate completamente sull’acqua. Sullo “Scaro Alaggio”, che offre l’approdo alle barche dei pescatori, si impone per armonia architettonica il Palazzo Scategna, attuale hotel “Il Principe”. I fondali di Chianalea sono ricchi di rocce e vegetazione e rappresentano una meta per gli amanti del turismo subacqueo e per gli studi geologici.
Situata nel cuore della Costa degli Aranci, lungo quel tratto di costa che si affaccia sul golfo di Squillace, è una delle più importanti stazioni balneari della Calabria, la gemma della costa degli Aranci. L'alta scogliera su cui sorge il paese si protende nel mare limpido interrompendo brevemente la spiaggia vasta e spaziosa. Intorno alla scogliera, piccoli scogli rocciosi sparsi qua e là disegnano un variopinto fondale marino di notevole bellezza.
Il borgo dello sparviero. Gerace è una cittadina posta quasi all'estremità meridionale della Calabria, sul versante jonico della provincia di Reggio Calabria. Situata su uno sperone di arenaria è la città dei vasai, delle chiese, dell'arte. Si ritiene sia stata fondata IX sec. dai Locresi. Fu un importante centro bizantino-normanno, come testimoniano il patrimonio architettonico e molte chiese. Il suo nome deriva dal greco Ierax, sparviero. La leggenda narra infatti che gli abitanti della costa, in fuga dalle razzie ad opera dei saraceni, siano stati guidati da uno sparviero verso i monti che dominano la zona di Locri fino al luogo in cui fondarono Gerace. Anche sullo stemma comunale infatti è rappresentato uno sparviero. La cittadina, che conserva ancora oggi un'impostazione e un fascino medievale, si trova all'interno del Parco Nazionale dell'Aspromonte. Il centro urbano, in particolare il borgo antico, è ricco di chiese, palazzi d'epoca, e vani, un tempo abitazioni o botteghe, scavati direttamente nella roccia. Vi si possono ammirare un castello ed una cattedrale, entrambi di epoca normanna, oltre a numerose costruzioni di varie epoche e stili architettonici. Dalla sua posizione arroccata, Gerace gode di un'ampia e panoramica visuale su gran parte del territorio della Locride. Al turista e al visitatore che desiderano apprezzare le numerose bellezze della città di Gerace si consiglia il seguente itinerario di visita. Per raggiungere la città si percorre la SS 111, da Locri per circa 10 Km. Essendo la città divisa da nuclei diversi, ma collegati da grande viabilità, si consiglia di effettuare il percorso di visita a piedi per meglio godere delle innumerevoli bellezze architettoniche. La visita della città inizia dal borgo, là dov’era l’antica porta della Varvara e le botteghe dei vasai. La strada statale aggira sulla destra la cittadella, un quartiere parzialmente fondato sulla roccia, fino a Piazza della repubblica dove è situata la splendida chiesa di Santa Maria del Mastro, nelle immediate vicinanze si trova l’antico palazzo del Balzo che si affaccia alla piana, questa ultima raggiungibile percorrendo una strada che si dirama dalla statale poco oltre la settecentesca Chiesa di San Giorgio. Nella piana si possono visitare due conventi: quello dei Cappuccini (risalente al 1534) e quello dei Minori Osservanti (risalente al 1612) la cui chiesa è dedicata a Santa Francesca Romana, oggi cappella del cimitero; poco distante si trova la suggestiva Chiesa di Santa Maria di Monserrato di origine bizantina. Lasciato il Borgo Maggiore e percorrendo nuovamente la statale si raggiunge il Borghetto, dove attraversata la porta urbica, sulla sinistra vi è la Chiesa di San Martino che può ascriversi ad un’epoca remota, anche se totalmente ricostruita dopo il terremoto del 1783. Percorrendo la via Roma, si arriva al belvedere Bombarde e sulla sinistra vi è ciò che resta del “venerabile Hospitale di San Giacomo”, oggi abitazione privata; proseguendo sulla stessa via Roma ed attraversando l’architettura cinquecentesca della “Porta del Sole” si raggiunge la Piazza del Tocco (Tocco va inteso nell’etimo greco: Assemblea). Sette strade vi si immettono e delimitano altrettanti isolati e palazzi (a sinistra il palazzo Grimaldi-Serra, sede municipale). Immettendosi in via Zaleuco fra palazzi e ricchi portali si arriva alla Piazza Tribuna dove domina il superbo impianto absidale della maestosa Cattedrale consacrata nel 1.045 in stile romanico- normanno, ha sviluppo basilicale costruita, parte sulla nuda roccia e parte su una cripta a croce greca che pur se molto rimaneggiata si pensa risalga all’VIII secolo. Dalla Cattedrale anziché attraversare l’Arco dei Vescovi si percorre la via Caduti sul Lavoro, lungo la quale troviamo l’ottocentesca Chiesa del Sacro Cuore e, subito dopo, in Piazza delle Tre Chiese si possono ammirare: la Chiesa Convento di San Francesco d’Assisi dalle purissime linee gotiche (1252) e la Chiesa di San Giovannello XI° secolo, chiesa greco-ortodossa. Da qui si può salire al castello costeggiando l’abitato fino ad arrivare ad un vasto spiazzo il Baglio, rifugio tradizionale della popolazione in caso di pericolo. All’estremità dello spiazzo si ergono i resti dell’antico Castello normanno risalente all’XI° secolo, anche se rimaneggiato. Dal castello si ridiscende in città per via Buonarroti che costeggia il complesso dell’Episcopio seminario. Da qui si può scendere attraverso la Via Gioberti ammirando così le finestre Bifore duecentesce e, proseguendo, una suggestione di archi, palazzi settecentesche, chiese e portali finché si giunge al complesso monastico di Sant’Anna (1344 nelle parti più antiche). Dalla passeggiata delle bombarde si scende per via Santa Lucia fino al Borgo maggiore che si può ora visitare nella sua metà occidentale. Dalla Chiesa del Carmine, a metà della discesa a quella di San Siminio e di San Nicola, si percorre, poi, la via L. Da Vinci dove si trovano le Bifore Medievali di Casa Marvasi e il loggiato cinquecentesco della via G. Bruno per poi ritornare in Piazza della Repubblica si conclude l’itinerario.
Non si tratta di un'isola, ma un lungo promontorio, l'antica Asylos o Asyla bizantina, già sede vescovile, oggi centro turistico di rilievo. Da visitare sicuramente il Duomo, di epoca rinascimentale, con un ricco portale barocco, che al suo interno conserva un'icona bizantineggiante del XVI secolo, la cosiddetta "Madonna Greca". Da vedere è anche il borgo medievale con i resti del castello della famiglia Ricca e le porte della Terra e della Marina. Presso il Palazzo comunale è allestito il Museo Civico Demologico. A 10 km, sempre sulla costa ionica domina la baia l'antico castello aragonese di Le Castella (frazione di Isola Capo Rizzuto), che deve il suo nome all'esistenza di diversi castelli sparsi lungo l'area di cui sono ancora visibili i resti. Il castello aragonese è situato su un isolotto collegato alla spiaggia da un lembo di terra, ha pianta irregolare e al suo interno è presente una torre cilindrica di avvistamento. La cittadina è arroccata su una rupe a picco sul mare, lungo quel tratto del litorale tirrenico battezzato “Costa degli Dei”. Da visitare la Chiesa di Santa Maria di Piedigrotta, che i "pizzitani" chiamano La Madonnella, dove il 9 luglio si riuniscono per la ricorrenza della Madonna delle Grazie. Si tratta di una grotta scavata nella roccia, con l'acqua che stilla dalle pareti, una serie di arcate e pilastri naturali separano le diverse cappelle e grotte che ospitano immagini sacre e scene bibliche. Di notevole interesse è il Castello eretto da Ferdinando d'Aragona nel 1486 e restaurato di recente, dove si può visitare la cella in cui fu rinchiuso Gioacchino Murat prima della fucilazione. Con le due torri cilindriche, il Castello sovrasta la sottostante marina. I resti di Murat sono custoditi nella chiesa di San Giorgio, patrono di Pizzo. L'edificio, dichiarato monumento nazionale, conserva l'originaria facciata barocca del 1632, oltre a pregevoli opere, quali: un Crocifisso ligneo seicentesco; sculture marmoree del XVI secolo; una grande tela posta sul soffitto del 1778-1828. Passeggiando nel centro storico, tra le viuzze e gli antichi palazzotti nobiliari, ci si può fermare a visitare la Chiesa di San Francesco di Paola, con l'annesso convento dei Minimi, edificati nella seconda metà del cinquecento. Altra tappa è la sottostante Marina, con i resti di una delle tante tonnare attive fino agli inizi del Novecento. Ancora praticata è la pesca del tonno e attivi sono gli stabilimenti che lo trasformano secondo l'antica tradizione.
Sorge alle pendici dell'Aspromonte in prossimità del mare. L'antica colonia di Lokroi Epizephyrioi fu fondata poco dopo la nascita di Kroton, nel 709 a.C. Tra le città più importanti della Magna Grecia, Locri Epizefiri diede i natali a Zaleuco, autore del primo codice di leggi corredato delle relative pene e a Nosside, emula di Saffo e maggiore poetessa della Magna Grecia. La vasta area archeologica, che si estende per oltre 230 ettari permette di ripercorrere 4000 anni di storia, dall'età del bronzo al periodo tardo antico. Le più antiche testimonianze, anteriori alla colonizzazione, sono ascrivibili all'età del bronzo e del ferro. L'area archeologica è divisa in due settori: a monte la parte pubblica, con l'agorà, i templi e gli edifici della collettività e verso il litorale la zona residenziale e artigianale con le abitazioni, le fornaci e i pozzi. All'ingresso di quest'area troviamo l'antico Antiquarium, oggi Museo Nazionale, che raccoglie i reperti ritrovati durante gli scavi. Esso illustra e descrive la città antica e il suo territorio, dalla preistoria all'età romana, le divinità e la vita quotidiana degli antichi locresi. Si tratta di un museo all'aperto ideato per valorizzare l'immenso patrimonio archeologico dell'area, grazie all'ausilio di itinerari tematici e sussidi didattici. La sua posizione sul mare, con le vaste spiagge che si estendono per chilometri, il mare pulito, la sua sorgente dei bagni termo-minerali di particolare efficacia curativa, le numerose strutture turistico-ricettive, fanno di Locri una stazione balneare molto frequentata.
Nel cuore a pochi chilometri da Caminia è da oltre trent'anni un centro balneare e turistico di altissimo livello. Il mare cristallino, le tante spiaggette, le scogliere incantevoli, le antiche tradizioni storiche, compongono una cornice splendida per una vacanza indimenticabile. Scogliere e dirupi si alternano a spiagge accessibili solo via mare, veri e propri angoli di paradiso.
E’ un centro peschereccio e balneare arroccato su un promontorio che scende a picco sul mare, al centro del golfo di Sant'Eufemia. Sorto nell'Alto medioevo (secondo alcune fonti sul sito dell'antica Napitum) è conosciuto per il Castello di Gioacchino Murat ed è rinomato per i gelati artigianali e per gli spaghetti al nero di seppia. Conserva l'aspetto tipico di un borgo marinaro, con viuzze che si aprono in piccoli cortili, balconate che guardano il mare, spiagge e scogliere. La sua economia è basata sulla pesca, sulla lavorazione del tonno e sul turismo. Il litorale di Pizzo, con i suoi 8 Km di costa, presenta una morfologia variegata: ad ampi e capienti arenili sabbiosi si succedono rupi rocciose che si immergono nel Golfo formando suggestive calette. Uno speciale riconoscimento è arrivato da Legambiente e dal Touring Club che, anche per il 2012, hanno inserito Pizzo Calabro tra le 250 spiagge più belle d'Italia con l'assegnazione delle 4 vele.
Un paese di ninfe e mostri marini, di fate e di eroi. Terra di incantesimi e sortilegi, cantata da D’Annunzio, celebrata dai viaggiatori inglesi dell’Ottocento: Reggio Calabria alimenta la sua magia, sospesa tra fiaba e realtà. Proiettata verso un futuro mediterraneo, conserva tutto il tepore rassicurante della cittadina di provincia ed il fascino accattivante della località turistica. I paesaggi, la vegetazione, i colori, il profumo della zagara e del bergamotto: la mediterraneità di Reggio Calabria si manifesta con una sorprendente varietà di suggestioni. Il Lungomare ne è la sintesi perfetta: un’apoteosi di palme, ficus, rarissime specie tropicali ed esotiche, a pochi metri dalla battigia: uno degli scenari più incantevoli del mondo. Tra natura e storia, cultura e tradizioni, divertimento e curiosità. Un viaggio alla scoperta della città della Fata Morgana (Fenomeno naturale che genera una magica visione: nelle giornate particolarmente calde e dal mare calmo, la città di Messina proiettando la propria immagine sulle acque dello Stretto apparirebbe sospesa sull'acqua,più vicina alla sponda Reggina,creando una fusione d'immagine unica tra le 2 città). Reggio Calabria è una città di arte e di scienza, gelosa dell’eredità di un passato glorioso, ma protesa verso un futuro di sviluppo e progresso. Il Museo Archeologico Nazionale custodisce magnifiche ed antiche memorie di età preistorica, greca e romana, ed i vigorosi guerrieri di Riace sembrano difendere tanta ricchezza; l'arte ha il suo luogo simbolo nel Teatro Comunale Francesco Cilea, che rivive oggi gli splendori di un tempo. L'Università "Mediterranea", l'Università per Stranieri "Dante Alighieri", l'Accademia di Belle Arti, il Conservatorio "Francesco Cilea", rappresentano i motori del sapere, in una realtà che vanta un livello di secolarizzazione tra i più alti in Italia. Reggio Calabria è una realtà in pieno fermento culturale: dal cinema alla letteratura, dal sociale allo sport, si moltiplicano circoli ed associazioni, club e gruppi di giovani che si confrontano sui temi più diversi.
Resa famosa dall'Ulisse omerico e virgiliano è una deliziosa cittadina ricca di storia e cultura marinara. Perla della Costa Viola, estende il proprio territorio fino alle pendici aspromontane da cui attinge tradizioni artigianali, coltivazioni tipiche e gastronomia. Ai 5000 abitanti si sommano, nel periodo estivo, numerosissimi turisti attratti anche dalla caratteristica pesca del pesce spada che, già dalla tarda primavera, si effettua nello Stretto con le passerelle: imbarcazioni eredi dei luntri adoperati per la cattura dei pesci spada con vedetta e arpione, secondo l'antico metodo dei Fenici. Posto sulla "rocca di Scilla" è l'imponente Castello dei Ruffo che sovrasta a sud il quartiere di "Marina Grande" (spiaggia delle sirene) e a nord il pittoresco quartiere dei pescatori di Chianalea. A Scilla, il passaggio dal mare alla montagna è veramente breve; in pochi chilometri, attraversando i piani della frazione di Melia, si arriva a Gambarie, nel territorio di Santo Stefano d'Aspromonte, nota località sciistica del meridione.
È stata definita "la cittadina più ricca di scultura cinquecentesca di tutta la Calabria", tra il Cinquecento e il Seicento contava ben trentatré chiese e otto monasteri. Poi, i terremoti del 1783 e del 1908 cancellarono molte testimonianze eloquenti della sua ricca storia. Nel Medioevo divenne la fortezza più imponente della Calabria tirrenica meridionale e i resti delle mura di cinta sono visibili ancora oggi nella zona del Borgo. È il paese della ceramica, come testimoniano le numerose botteghe artigiane che si affacciano sulla via principale del paese. Tipici esemplari di questa produzione sono le maschere: alcune di chiara matrice greca si riallacciano alle maschere del teatro e alle gorgoni; altre, dall'aspetto orrido e grottesco, hanno la specifica funzione di tenere lontani gli spiriti del male che, nel credo popolare, si materializzano negli invidiosi portatori di malocchio, nel diavolo, negli spiritelli dei campi, maligni e burloni. Incastonate sui tetti o appese in posizione rilevante all'interno delle abitazioni, dimostrano come l'evoluzione dell'elemento decorativo, affidato alla fantasia dell'artigiano, si fonda con l'espressione tipica di credenze o fantasmi popolari. Un ruolo particolare spetta alla produzione dei cosiddetti "babbaluti", bottiglie antropomorfe di varia grandezza, munite talvolta di un manico nella parte posteriore. La loro caratterizzazione peculiare risale al periodo della dominazione spagnola quando, pur mantenendo un aspetto grottesco, gli artigiani accentuarono e definirono l'aspetto antropomorfo dei "babbaluti". Questa evoluzione nasce dalla manifestazione del malcontento e della rivolta del popolo contro il potere costituito. Così il "babbaluto" assunse di volta in volta la fisionomia del gendarme spagnolo, del soldato borbonico, del signorotto locale. Un altro oggetto tipico della produzione seminarese sono le bottiglie a forma di ciambella. La loro particolare conformazione, sebbene tragga origine e spiegazione nel mondo classico che le affidava il compito di simboleggiare il sesso femminile, riveste anche una funzione pratica: questo particolare tipo di recipienti, esposti all'aria o immersi nelle acque di ruscelli, consentono di mantenere freschi più a lungo i liquidi contenuti. Infine, tra gli innumerevoli prodotti dell'arte ceramica vanno annoverati il caratteristico "riccio", una strana bottiglia panciuta e irta di punte; le "lumiere" a olio, di chiara ispirazione cristiana, così come le bottiglie a forma di pesce o di colomba e la fiaschetta "a barilotto", che il contadino portava legata alla cintura. Boccali con ornati a rilievo "cuccumi", vasi da fiore "graste", brocche con becco "bumbuleji". Il monumento di maggiore interesse di questa cittadina è il Santuario della Madonna dei Poveri, dove il 14 e 15 agosto si riversano fedeli da ogni parte della regione per la grandiosa festa che vi si svolge. Al suo interno si conserva una statua in legno di cedro, quasi nera, scolpita in fattura arcaica medievale. La Chiesa Matrice, al centro del paese, conserva importanti opere d'arte, pregevoli statue, un braccio reliquario in argento di San Filareto, datato 1451, una testa reliquario, sempre in argento, di artigiano messinese del 1717 e una testa reliquario di Sant'Elia Speleota datata 1603. Il resto dell'importante patrimonio artistico di Seminara si può ammirare nella Chiesa di San Marco, costruita nel secolo scorso in forme neo-rinascimentali sul luogo dove un tempo sorgeva il cenobio basiliano di San Nicodemo e nella Chiesa di San Michele, dove sono conservate altre interessanti testimonianze scultoree.
È una delle località di maggiore interesse turistico della montagna calabrese. In un bosco alla periferia sud della città sorge la Certosa fondata tra il 1090 ed il 1101 da Bruno di Colonia, è il primo convento certosino in Italia e il secondo di tutto l’ordine. Immersa tra aghifogli secolari, giganteschi faggi, querce e castagni enormi, fu distrutta quasi completamente dal terremoto del 1783, per poi essere riedificata in stile neogotico, tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento. Dell’impianto originario rimangono i resti della quattrocentesca cinta muraria a pianta quadrilatera con torrioni cilindrici angolari, i ruderi della facciata rinascimentale della Chiesa, gran parte dell’ordine inferiore, il Chiostro seicentesco, la fontana barocca ed il vecchio cimitero dei Certosini. Internamente ci sono statue marmoree dell’800, un busto reliquario argenteo del 1520 raffigurante S. Francesco di Paola attribuito a Luca Giordano, candelabri bronzei di bottega francese del ‘600 e diverse sculture marmoree dell’Ottocento. L’ingresso alle donne è assolutamente vietato e agli uomini è consentito far visita in alcune ore pomeridiane in soli due giorni a settimana. Proprio per far fronte alle esigenze dei pellegrini e turisti è stato istituito un Museo all’interno della Certosa, in un’ala accessibile attraverso un’entrata indipendente. La struttura museale si sviluppa su una superficie di ca. mq 1.200 in un unico livello, consta di 20 ambienti e qui le donne possono entrare. L’itinerario storico - spirituale offre una visione d’insieme sulla presenza dell’ordine Certosino in Calabria attraverso pannelli didattici, foto, ricostruzioni ed impianti audiovisivi. Poco distante dalla Certosa si trova il cosiddetto “laghetto dei miracoli” immerso in suggestivo paesaggio dominato dal verde del bosco nelle cui acque secondo la tradizione San Bruno si recava in penitenza che attualmente accoglie, nel centro, una statua del Santo inginocchiato. Importanti sono anche altre chiese di Serra, veri e propri gioielli architettonici, a cominciare dalla matrice di San Biagio, del 1795, che presenta un'alta ed elegante facciata barocca in pietra locale, opera di scalpellini serresi. Degne di interesse sono anche la Chiesa dell'Addolorata, situata lungo il corso Umberto I, con una elegante facciata barocca in granito, eretta nel 1721, e la più antica chiesa di San Giovanni edificata nel centro abitato. Al loro interno sono custodite importanti opere d'arte tra le quali un pregevolissimo pergamo ligneo barocco, marmi, bronzi e tele provenienti dall'antico monastero. La cittadina è nota anche per alcune specialità gastronomiche, in particolare, per i funghi, che vengono preparati in diversi modi, ma anche per i latticini e per i dolci, come il «nullo», biscotto a base di mandorle, la granita e il liquore di fragole di bosco.
La scelta del sito dove sorse Skylletion fu dettata dalle esigenze strategiche della città madre, Kroton, per controllare tutto l'istimo di Squillace, il più stretto della penisola, da cui partì il nome Italia. Dal punto di vista del turismo culturale, la città con il suo centro storico offre spunti veramente interessanti agli appassionati. Da visitare la Cattedrale (realizzata negli anni 1784-1798), in stile neoclassico, dedicata alla Vergine Assunta in Cielo che conserva le reliquie del martire S. Agazio, centurione romano della Cappadocia, patrono della città e della Diocesi; i ruderi della Chiesa e il Convento di S. Chiara, le rovine si trovano in prossimità del Duomo e mostrano l’unica Chiesa con ancora intatto il matroneo; la chiesetta Gotica di Santa Maria della Pietà, di architettura tardo gotica; la chiesa di San Pietro con il suo splendido portale; la chiesa di San Matteo o di tutti i Santi, tipicamente francescana, il cui portale è sovrastato dallo stemma dell’ordine francescano (due braccia incrociate); la chiesa dell’Immacolata o di S. Nicola delle donne; il Palazzo Pepe, oggi sede del municipio. Percorrendo il corso principale della cittadina, intitolato al concittadino generale Guglielmo Pepe, si possono ammirare numerosi artistici portali in pietra lavorata, imponenti, bugnati e con chiave di volta diversa l’una dall’altra. Rappresentano il segno e la testimonianza della grandezza e del prestigio architettonico dei numerosi palazzi patrizi di Squillace. Inoltre, nella parte alta del colle cittadino si ergono i ruderi del Castello Normanno (detto anche “dei Borgia”), da dove si può ammirare un panorama incantevole. Ogni stradina del borgo riserva sempre una sorpresa, non si può andar via da Squillace senza aver fatto visita alle varie botteghe di ceramisti dove si possono trovare oggetti di alto valore artistico e vedere all'opera gli oramai rari maestri dell'argilla. La lavorazione della ceramica nel comune di Squillace ha radici molto antiche. La tecnica delle ceramiche ingobbiata e graffita di Squillace è di impronta bizantina. L'ingobbio, che è una particolare tecnica "decorativa" a graffio, rappresenta proprio il codice identificativo della ceramica squillacese, di un caldo colore rosso-scuro. La stessa tecnica fu mantenuta anche dopo l'influsso siculo-musulmano che ne arricchì il repertorio decorativo senza, tuttavia, influenzarne l'impostazione tecnologica. In età medievale e moderna lo sviluppo delle città e la ripresa degli scambi commerciali, con le numerose fiere, fecero conoscere in tutta la regione i prodotti ceramici squillacesi, tant'è che alcuni vasai, nel XV secolo, per la loro abilità, lavorarono presso la corte di Ferrante d'Aragona. Tra il '500 e il '600 la produzione ceramica di Squillace acquista rilevanza anche sotto il profilo artistico, così che all'interno degli stessi vasai comincia la distinzione tra "pignatari", ovvero artigiani dell'argilla che si dedicano in particolar modo alla produzione di materiale di uso domestico, e "fajenzari" ovvero maestri vasai che lavorano con grande competenza tecnica l'argilla, ricavando prodotti artistici di eccellente fattura, decorati con motivi floreali in stile orientaleggiante.
Definita la "perla del Tirreno" sorge su un terrazzo a circa 70 metri sul livello del mare, di fronte al quale sorge l'isolotto con l'antico santuario benedettino di S. Maria dell'Isola, che è il simbolo della città. Sotto l'isola si apre un passaggio - La grotta del Palombaro - che collega la spiaggia della Rotonda con quella della Linguata. È la località turistica calabrese più nota, con le sue mura, le sue torri, le sue porte, la sua spiaggia sabbiosa e uno stupendo centro storico di impianto medievale. Tropea conserva numerosi resti di edifici di epoca romana; palazzi sei-settecenteschi, con balconi spagnoleggianti, portali e giardini che si aprono su slarghi e viuzze. Tra gli edifici religiosi più importanti vi è la Cattedrale di origine normanna, più volte rimaneggiata in seguito ai terremoti e restituita alle sue forme originarie dopo i restauri effettuati negli anni Venti. La Cattedrale conserva numerose opere d'arte tra le quali: un Crocefisso nero cinquecentesco, la Madonna del Popolo con Bambino e angioli, la scultura marmorea di Fra' Agnolo da Montorsi del 1555, un prezioso ciborio di arte toscana del Quattrocento e una tavola bizantineggiante databile intorno al 1630 raffigurante la Madonna di Romania, patrona di Tropea. Il Duomo è collegato al palazzo vescovile da un porticato in pietra del XIV secolo. Presso la chiesa di San Francesco si trova una bella cappella gotica. Degne di interesse sono inoltre le chiese di S. Maria della Neve, del Carmine, del Gesù, dell'Annunziata. Suggestivo è il Santuario di Santa Maria dell'Isola, noto per essere stato un santuario benedettino di origine tardomedievale, trasformato in basilica a tre navate in epoca rinascimentale, con la facciata ricostruita dopo il terremoto del 1905. Tropea è raggiungibile attraverso un percorso emozionante e mozzafiato allo stesso tempo, è dotata di un moderno porto turistico attrezzato con tutti i confort, sito a poca distanza dal centro storico. Dal porto le imbarcazioni di esperti marinai sono a disposizione del turista per consentirgli di visitare l'intera Costa degli Dei. Da qui ci si può imbarcare anche per le Isole Eolie.